Paul Krugman

New York Times

Sono seduto in una stanza ad ascoltare i funzionari UE che commentano le elezioni del Parlamento Europeo – e mi sembra che siano in uno stato di totale rifiuto della realtà. Barroso ha appena dichiarato che l’euro non ha nulla a che fare con la crisi, che è tutto un problema di politiche sbagliate a livello nazionale; pochi minuti fa ha detto che il vero problema dell’Europa è la mancanza di volontà politica.

Questo è piuttosto sorprendente, in senso molto negativo.

Spiacente, ma prima dell’avvento dell’euro in Europa non ci sono state recessioni a livello di vera depressione. E sappiamo esattamente quel che è successo: all’inizio, la creazione dell’euro ha incoraggiato grandi flussi di capitali verso il sud Europa, ma poi il flusso si è interrotto – e l’assenza di valute nazionali ha costretto i paesi debitori ad attraversare un processo estremamente doloroso di deflazione. Com’è possibile che qualcuno possa negare il ruolo della moneta unica?

E se c’è una cosa di cui l’Europa non manca, è proprio la volontà politica. In tutti i paesi mediterranei, i governi hanno diligentemente imposto un’austerità incredibilmente dura nel nome del “ce lo chiede l’Europa”. Cosa avrebbero dovuto fare che non hanno fatto?

 


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George Soros – Scritto in collaborazione con Peter Bofinger , docente di economia alla Wurzburg university

Financial Times, 21 novembre 2011

L’attuale tumulto dei mercati obbligazionari dell’eurozona mostra parallelismi innegabili con la situazione dell’autunno 2008. All’epoca,i risparmiatori che depositavano nelle banche avevano perso fiducia nella stabilità delle istituzioni che detenevano i loro risparmi,e la minaccia di una corsa alle banche potè essere evitata solo con ampie garanzie governative per tutti gli istituti di credito. Oggi assistiamo a una corsa ai bond: è in crisi la fiducia nella stabilità di quasi tutti i prenditori sovrani dell’eurozona.  Di qui l’aumento dei tassi a lungo termine,e per molti paesi un problema temporaneo di liquidità sta diventando un problema permanente di solvibilità. Poichè le autorità considerano ancora i titoli di stato la parte meno rischiosa del sistema finanziario,questo circolo vizioso minaccia la stabilità delle istituzioni finanziarie non solo nell’Eurozona ma anche nel resto del mondo. Intensifica le tendenze recessionistiche nell’economia globale,peggiorando di conseguenza la situazione finanziaria dei governi. E’ un perfetto circolo vizioso.  Lo si puo’ spezzare solo fermando il piu’ presto possibile la corsa ai bond. Una via d’uscita sarebbe una responsabilità condivisa per il debito dei membri dell’eurozona. Ma come ha mostrato la reazione del governo di Angela Merkel a una recente proposta del consiglio tedesco degli esperti di economia,una soluzione del genere appare improbabile. Un’ alternativa è rappresentata dal Piano Soros enunciato sul “Financial Times” il 25 ottobre. Le autorità potrebbero usare il Fondo europeo di stabilità finanziaria per consentire alla BCE di agire da prestatore di ultima istanza,senza violare i propri statuti. La BCE fornirebbe liquidità praticamente illimitata , mentre l’ EFSF garantirebbe la BCE contro i rischi di solvibilità. Agendo insieme, potrebbero risolvere i problemi di liquidità delle banche,e permettere a governi fiscalmente responsabili di emettere buoni del tesoro per meno dell’un per cento.

Purtroppo i politici non hanno neppure iniziato a riflettere su questo piano. L’EFSF era stato ideato come un modo per garantire i titoli di stato,e usarlo per garantire il sistema bancario avrebbe richiesto un profondo cambiamento di prospettiva. A luglio,quando è stato proposto, l’ EFSF sarebbe bastato a coprire le necessità di Grecia, Portogallo e Irlanda. Da allora il contagio si è propagato anche a Italia e Spagna, e gli sforzi  di finanziare l’ EFSF sono incorsi in difficoltà legali e tecniche. Poichè l’implementazione del Piano Soros richiederebbe del tempo,intanto la BCE deve vedersela da sola con una situazione in rapido deterioramento.Lunedi’(14 novembre) il presidente della Bundesbank ha messo in questione il diritto della BCE di agire da prestatore di ultima istanza. Martedi’(15 novembre) il contagio si è diffuso al resto dell’ Eurozona. I mercati finanziari stanno mettendo alla prova la BCE: vogliono scoprire cos’ha il permesso di fare.

E’ imperativo che la BCE superi questo esame. La banca centrale deve a tutti i costi fermare la corsa ai bond, perchè sta mettendo in pericolo la stabilità della moneta unica. Il modo migliore per farlo,nel breve periodo,è imporre un tetto ai rendimenti dei bond sovrani emessi dai governi che si attengono a politiche fiscali responsabili e non sono soggetti a programmi di aggiustamento. Il tetto iniziale si potrebbe fissare al 5% circa,e si potrebbe abbassarlo gradualmente se le condizioni lo permetteranno. Restando pronta ad acquistare quantità illimitate, la BCE di fatto trasformerebbe il tetto dei tassi d’ interessi in un livello base da cui i prezzi dei bond crescerebbero gradualmente,senza che la BCE debba realmente comprare quantità illimitate. Normalmente le banche centrali fissano solo i tassi d’interessi a breve termine, ma questi non sono tempi normali. I titoli di stato che erano considerati privi di rischio quando le istituzioni finanziarie li hanno acquistati, e sono ancora considerati tali dalle autorità, sono invece diventati i titoli piu’ rischiosi in assoluto. I bond italiani e Spagnoli sono stimati troppo pericolosi da comprare a un rendimento del 7% perchè sono reputati tossici, e il rendimento potrebbe facilmente salire al 10%. Ma quegli stessi bond sarebbero attraenti come investimento a lungo termine nell’ attuale contesto deflazionistico se rendessero -mettiamo il 4%, purchè l’eccesso di rischio venga rimosso, imponendo un tetto del 5% sui tassi d’ interesse.Le recenti corse ai bond sono dovute alle divergenze d’opinione tra le autorità sull’opinione o meno che la BCE acquisti bond. La Bundesbank è stata e rimane ferocemente contraria; ma la minaccia deflazionistica è reale e riesce a essere riconosciuta anche in Germania. Gli statuti della BCE impongono la tutela della stabilità dei prezzi, e questo richiede pari diligenza riguardo all’inflazione e alla deflazione. L’asimmetria non è negli statuti della BCE ma nella mente dei tedeschi , che sono rimasti traumatizzati dall’iperinflazione. Tuttavia, il comitato esecutivo della BCE è un’autorità indipendente, la cui indipendenza dev’essere rispettata,anche dalla Bundesbank.  Il tetto massimo ai tassi di interesse andrebbe considerato una misura d’urgenza. Nel medio periodo potrebbe incentivare i politici ad abbandonare la disciplina fiscale. In Italia,per esempio,Silvio Berlusconi aspetterebbe un inciampo di Mario Monti. Dunque il margine di autonomia guadagnato imponendo il tetto dovrebbe essere usato per fissare le appropriate normative fiscali e per sviluppare una strategia di crescita che permetta all’Eurozona di emanciparsi  dal suo eccessivo indebitamento.